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Protesta operai Alcoa
«Si aggravano le condizioni di salute di uno dei tre operai dell’Alcoa asserragliati da tre giorni su un silos a 70 metri d’altezza. L’uomo, che soffre di cuore, ha accusato un malore ed è stato necessario l’intervento del medico, salito sulla torre.Si sta valutando se farlo scendere subito o fare il tracciato sul tetto. L’operaio ha problemi cardiaci e fargli fare 70 metri di scale a piedi può essere pericoloso, ha spiegato il medico. Intanto Glencore rompe gli indugi e si fa avanti per Alcoa… Nulla di definitivo, ma un passo avanti importante che potrebbe portare ad un esito positivo di una trattativa che deve sciogliere ancotra 3 nodi: le tariffe elettriche, le infrastrutture, e l’efficientamento dell’ impianto. E non basta. Dal Ministero di via Veneto filtra infatti la possibilità di un altro pretendente, ‘riemerso’ fra i gruppi precedentemente contattati che, dal fronte sindacale, viene identificato nella società di commodities Klesch, con sede a Ginevra. Da Portovesme Srl – precisa il dicastero guidato da Corrado Passera, che ritiene “insufficiente” la comunicazione della società – non si chiede nessuna apertura di trattativa con Alcoa e la lettera “ripete la richiesta di condizioni che il Mise ha già chiarito in data 12 aprile 2012 (alla presenza dei responsabili della multinazionale svizzera) e, successivamente, in data 5 maggio 2012 (con risposta scritta al medesimo ragionier Lolliri), infine nell’incontro del 31 agosto scorso» (Fonte campanianotizie.com)
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Giustizia alle …fave!
Mentre ad Anna Maria Franzoni viene negata la detenzione domiciliare per assistere il figlio, al SuperCarcere di Sulmona è sufficiente essere affetti di favismo per ottenerla!
No ai domiciliari per Anna Maria Franzoni. Condannata a 16 anni di reclusione per il delitto del figlio Samuele Lorenzi, la donna aveva chiesto di scontare a casa il residuo della pena per assistere uno dei due figli. Il tribunale di Sorveglianza di Bologna ha invece negato la detenzione domiciliare perchè decaduta dalla potestà genitoriale. (fonte www.corriere.it 5/09/2012)
Leggi l’articolo di Rete5TV di Sulmona sulla scarcerazione del manager della sanità siciliana condannato a 15 anni di detenzione per associazione mafiosa:
Carcere, manager scarcerato per favismo: ministero archivia indagine |
Posted in In giustizia
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A -400 metri per difendere il posto di lavoro
Li abbiamo visti manifestare più volte con le loro tute e con i caschi da minatori per le vie di Cagliari o davanti al al Parlamento per difendere il loro posto di lavoro …
Stanchi e delusi delle promesse dei politici hanno preso una decisione estrema: occupare il loro posto di lavoro: si sono asserragliati in fondo alla loro miniera nel Sulcis
Prima notte di lotta alla Carbosulcis per i minatori che da ieri notte hanno occupato la miniera di Nuraxi Figus e i pozzi a 373 metri di profondità. Questa mattina alle 7 la prima assemblea informativa davanti alla lampisteria (lo stabile dove vengono consegnate le lampade per raggiungere il sottosuolo) per spiegare lo stato della vertenza. A illustrare la protesta a nome dalla Rsu Stefano Meletti. ‘Chiediamo che la politica dia risposte – dice davanti ai lavoratori – senza il bando internazionale nessuno puo’ darci certezza, senza il progetto integrato siamo tutti rovinatì. L’esponente della Rsu spiega poi che ‘Le squadre turniste continuino a dare la presenza, abbiamo bisogno di tutelare gli impianti e dobbiamo difenderle noi dobbiamo mantenere la miniera viva’. Ricordando il vertice delle 10 alla Regione Meletti spiega che ‘ci saranno 3 rappresentanti della Rsu e parlera’ solo un di lorò. Durante l’informativa nel piazzale arriva anche il deputato Pdl Mauro Pili. ‘Il nostro territorio e’ oggi una polveriera – prosegue Meletti – ci sono solo vertenze ed emergenze. La nostra è una lotta per il territorio’.
Fonte ANSA.IT
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L’Italia al tempo dei Bocconiani – Morire di precarietà
Angelo Di Carlo l’11 agosto si era dato fuoco davanti al Parlamento con un gesto di disperante protesta per il suo stato di disoccupazione.
54 anni, di Forlì, originario di Roma, è morto dopo una settimana di agonia.
Così il quotidiano Il Resto del Carlino ed. di Forlì ne riportava la notizia:
Roma, 13 agosto 2012 – Restano ancora gravissime le condizioni di Angelo Di Carlo, il 54enne romano, forlivese d’adozione, che nella notte tra venerdì e sabato si è dato fuoco a Montecitorio, davanti alla Camera dei Deputati. Di Carlo ha riportato ustioni sull’85% del corpo e attualmente si trova ricoverato all’ospedale Sant’Eugenio di Roma.
All’origine del drammatico gesto del 54enne c’è la mancanza di lavoro. Da tempo Di Carlo non aveva un impiego fisso. Ultimamente riusciva a tirare avanti grazie a un contratto a chiamata; continuava comunque a cercare qualcosa di più stabile, in grado di riportare serenità nella sua vita. Di Carlo, dal 2002 iscritto all’associazione Clan-Destino, è conosciuto in città per il suo impegno civico, con battaglie che vanno dal versante ambientalista alla legge bavaglio sulle intercettazioni.
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