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L’ARTE DELLA MALA POLITICA. IL CASO BRANCHER

Cos’è la politica se non l’arte del mentire di proposito?
Siamo ormai abituati a leggere e sentire storie di politica legate a brogli e manipolazioni. E, certamente, non ci lasciamo scandalizzare da un nuovo “caso” di mala politica come quello più recente riguardante la nomina di Aldo Brancher a ministro del Federalismo.
Brancher, prima di intraprendere la carriera politica iniziata nel ’99, è stato sacerdote paolino e collaboratore di don Emilio Mammana, il sacerdote che ha aperto il primo ufficio pubblicità di Famiglia Cristiana, ed ha portato il settimanale dalle parrocchie ad essere uno dei periodici italiani più venduti.
Negli anni novanta fu coinvolto nella vicenda di Tangentopoli. Eletto alla camera nel 2001,e poi nel 2006,venne rieletto nel 2008 nelle liste del Popolo delle Libertà. Il 18 giugno scorso è stato nominato Ministro senza portafoglio del quarto governo Berlusconi, inizialmente per l’attuazione del federalismo, poi per la sussidiarietà e il decentramento. Tuttavia le sue deleghe non sono mai state ufficializzate tramite pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, creando così una notevole confusione e diverse critiche. A 5 giorni dalla nomina a Ministro, Aldo Brancher ha eccepito in base alla legge,il legittimo impedimento nel procedimento a suo carico per lo scandalo Antonveneta, a cui ha poi deciso di rinunciare in seguito alla contrarietà dell’opposizione e di settori della stessa maggioranza. Le polemiche intorno al suo incarico e alle vicende giudiziarie in cui Brancher è coinvolto hanno portato infine alle sue dimissioni dopo soltanto 17 giorni di mandato, prima che il Parlamento votasse una mozione di sfiducia nei suoi confronti.
Brancher ha motivato la richiesta di sospensione del processo con la necessità di organizzare il nuovo ministero. Ma il Quirinale, con una nota, ha fatto presente che essendo Brancher ministro senza portafoglio, la struttura ministeriale non è prevista. A seguito della riprovazione da parte delle principali forze politiche (compresi molti esponenti del suo partito, il PDL), della stampa e dell’opinione pubblica, Brancher ha affermato di voler rinunciare al legittimo impedimento e di essere pronto a presentarsi all’udienza del 5 luglio 2010, nel corso della quale ha annunciato le proprie dimissioni da ministro.
Ad oggi non si sa ancora cosa diriga Brancher, quali siano le deleghe affidategli da Berlusconi, di cosa dovrà occuparsi. Si sa soltanto che avrebbe voluto usare il Legittimo Impedimento e che invece è stato costrette a rinunciarvi, dopo le prese di distanza del Quirinale, della Lega e di parte del PDL stesso.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha giustificato la nomina di Brancher dicendo che la scelta è tutta di natura politica. La Lega preme per riavere il ministero dell’Agricoltura, lasciato libero da Zaia, e chiede lo spostamento di Galan allo Sviluppo economico. Il premier ha parlato, poi, delle difficoltà nei rapporti con l’alleato padano e ha sostenuto, indubbiamente con buone ragioni politiche, che il Pdl non può lasciare nel Nord le questioni agricole al monopolio leghista; gli uomini di Bossi poi controllano tutti gli assessorati regionali.
Ma Brancher fa parte della stessa maggioranza di cui fa parte anche la Lega. Berlusconi lo ha definito l’uomo di collegamento con la Lega, molto vicino a Tremonti e Calderoli.
Ma il povero Presidente del Consiglio si sente tradito dai suoi stessi alleati. E’ tutto il partito a ribollire. Lo sa benissimo. Sullo sfondo la paura del ritorno alle urne da parte di una minoranza che sa di non essere pronta.
C’è accusa il “povero Silvio” di essersi fatto abbindolare dalla triade ( Calderoli, Tremonti e Brancher). Ma chi ci dice che non sia stato tutto un piano organizzato alla perfezione dallo stesso Presidente del Consiglio per tornare alle urne, distruggendo definitivamente la minoranza, i suoi avversari, dando vita, così, al suo sogno..il ritorno alla monarchia assoluta?
Sperando che nel frattempo qualcosa cambi, che Bersani e il suo partito si diano una mossa, si decidano a dar vita ad un vero partito unito e democratico che lasci da parte, per una volta, gli egoismi dei singoli, le lotte di protagonismo, non ci resta che aspettare, tenere gli occhi aperti e sperare che qualcuno ci sveli i misteri di un Governo che di scheletri nell’armadio ne ha fin troppi.

Rosita Di Napoli

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