LA VERITA’ SULLA NAVE DEI VELENI
DI ITALO ROMANO
Oltre la Coltre
Quando le notizie vengono omesse e non sono fruibili attraverso i principali mezzi d’informazione (televisione e giornali) non esistono. I fatti scompaiono, la menzogna diventa realtà e la verità diventa bugia. Questo è quello che succede in Italia, più in particolare inCalabria. Parlo nello specifico della Provincia di Cosenza, dove in precise zone del litorale cosentino, è normale routine morire di cancro. Un tasso di mortalità talmente fuori dalla norma che ha portato la Procura di Paola ad aprire un’inchiesta. Dopo vari accertamenti si è dato il via a una vasta ricerca sul campo. Da fine Aprile 2010, sono partiti i lavori di carotaggio presso il fiume Oliva, tra i comuni di Amantea, Serra D’Aiello e Aiello Calabro. Qui, secondo le indagini, dovrebbero essere stati interrati rifiuti tossici e radioattivi, provenienti dalle Regioni del Nord e dalla famigerate navi dei veleni.
Il Procuratore Capo di Paola, Bruno Giordano, che sta dirigendo e coordinando le indagini, in questi mesi ha rilasciato dichiarazioni scioccanti:
“Abbiamo trovato di tutto, anche se dobbiamo aspettare ancora le analisi ufficiali“.
“Non ci sono dubbi che abbia trovato materiale tossico“.
“Qui, vi è un ammasso notevolissimo di rifiuti tossici, interrati e poi coperti con terreno naturale”.
“Man mano che si scava l’odore di idrocarburi e di metallo diventa insopportabile”.
L’ultima è di oggi, 30 Giugno 2010:
“La stima è senz’altro per difetto, ma pensiamo che sotto il fiume Oliva ci siano almeno centomila metri cubi di fanghi industriali”.
Avete letto bene? E’ stata accertata la presenza di enormi quantità di fanghi industriali, perciò non provenienti dalla Calabria, sotto il letto di un fiume e nei terreni circostanti. Intere colline e costoni di montagna adibiti a discariche illegali. Bell’affare! Pensate che in Italia non esistono discariche apposite per lo smaltimento deifanghi industriali. Per un corretto smaltimento si è costretti a spedire i rifiuti in Germania. Ancora una volta è evidenziato il forte legame tra la “grande” imprenditoria del nord e le cosche mafiose del sud. La connessione è talmente stretta che si fa fatica a distinguere l’imprenditore dal mafioso e il mafioso dall’imprenditore, anzi, a volte, sono la stessa persona.
Si scaverà ancora per 3-4 giorni e poi sarà effettuata l’analisi dettagliata dei prelievi e verranno ufficializzati i dati. Poi toccherà capire chi è stato a interrare questi rifiuti pericolosi, quando sono stati seppelliti e perchè proprio in quell’area. Lì vicino, casualmente, si trova la famosa spiaggia della Formiciche, dove arenò la motonave Jolly Rosso, la famigerata nave dei veleni. Coincidenza?
Vi lasciamo con l’interrogativo, che ognuno tragga le sue conclusioni, altrimenti poi mi accusano di essere un terrorista della notizia.
Nel frattempo, la Giunta regionale, riunitasi ieri sotto la presidenza del governatore Giuseppe Scopelliti (quello che va ai matrimoni dei mafiosi), su proposta dell’assessore all’Ambiente Francesco Pugliano, ha approvato l’idoneità alla balneazione, per la stagione 2010, di 18 chilometri di costa ricadenti in una serie di Comuni calabresi di grande attrattività turistica.
“I tratti di mare in questione – ha spiegato l’assessore Pugliano attraverso un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale – erano stati interdetti alla balneazione con deliberazione regionale n. 177 del 3 marzo 2010, sulla base dei dati del monitoraggio delle relative acque di balneazione condotto dall’Arpacal nella stagione balneare 2009. Ora, in seguito ai nuovi campionamenti effettuati dal mese di aprile 2010, per come previsto dal decreto interministeriale di attuazione del D.lgs. 116/08 del 30 marzo 2010, la Giunta regionale ha potuto riaprire alla balneazione 18 chilometri di tratti di mare che consentiranno di attrarre maggiori presenze turistiche verso la Calabria e far conoscere ulteriori bellezze della nostra regione”.
Tra i tratti di costa e di mare riaperti alla balneazione vi è anche il comune di Amantea. Quindi immaginiamo come siano state dettagliate queste analisi dell’Arpacal.
Preparate pinne, fucile e occhiali, che l’estate abbia inizio! Turisti di tutta Italia, vi aspettiamo in Calabria. Percorrete l’autostrada Acorsiaunicamafiosa3 e le statali costiere della morte. Affollate le spiagge del tirreno cosentino. Godete dei bagni nelle acque inquinate e maleodoranti del Mar Tirreno calabrese, sguazzate tra rifiuti tossici e radioattivi e rimpinzatevi la pancia con le prelibatezze condite di metalli pesanti della bella Calabria. Il turismo viene prima di tutto, gli introiti economici hanno più importanza della vita e della salute delle persone.
L’ignoranza è forza scriveva Orwell. Affermazione quanto mai veritiera.
Le dichiarazioni avrebbero dovuto aprire uno squarcio nella cupa vicenda delle Navi dei veleni, nel traffico di rifiuti e in altri misteri d’Italia collegati a questa tragica vicenda. In un paese civile sarebbe in corso un acceso dibattito, ma i nostri potenti sono troppo concentrati a tutelare i propri interessi, tra processi per mafia e leggi bavaglio, non c’è tempo per cosucce del genere.
Il silenzio intorno queste affermazioni è inconcepibile. Dov’è lo Stato? Di che si occupa il Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo? E il Ministro del Turismo Michela Brambilla?
Ancora una volta una cortina fumosa ha avvolto tutto, il silenzio qui è un re, l’omertà la sua regina e menzogne, falsità, frottole, bugie, fandonie e messe in scena, i fedeli cortigiani. L’ignoranza e l’ubbidienza sono il loro popolino idiota.
Se le analisi confermassero quanto sopra dichiarato dal Procuratore Giordano, verrebbe a galla una verità che in tanti tentano di gridare al mondo da oltre vent’anni. Il problema è che in Italia, i misteri più che risolverli, piace raccontarli. Chi se ne frega poi se ci scappano i morti. A che ne dicano i giudici, abbiamo il maggior partito italiano che è sceso in campo a suon di bombe e possiamo vantare una lunga militanza delle nostre istituzioni nelle falangi terroriste di destra e sinistra e una stretta collaborazione con le cosche mafiose. Cosa vuoi che sia una giornalista trucidata in Somalia o uno strascico di deceduti per tumori vari, concentrati tutti in un luogo dove, vicino cui sono stati seppelliti veleni di ogni sorta…
In Calabria è stata accertata un’emergenza ambientale senza precedenti. E’, citando il giornalista calabreseFrancesco Cirillo, la pattumiera d’Italia. La punta dello stivale è stata scelta come discarica a cielo aperto. E’ stata sacrificata una della Regioni più belle d’Italia per gonfiare le tasche di mafiosi, imprenditori e politici.
Caro Re Silvio, invece di raccontare barzellette sporche in giro per il mondo, vieni a fare il tuo dovere, se ne sei capace.
Caro Ministro Prestigiacomo, anziché giocare alla piccola chimica con le industrie di famiglia, venga a dar manforte alla coraggiosa Procura di Paola.
Caro Ministro Brambilla, anziché girare per il mondo a spese nostre e propagandare il turismo del golf, dia un appoggio concreto ai tanti imprenditori turistici onesti della Calabria. Se la storia dei rifiuti salta fuori, hai voglia di buoni vacanze, qua ci sarà una doppia catastrofe.
Cari politici, invece di filosofeggiare dai vostri pulpiti e far finta di litigare del più e del meno, assumetevi la responsabilità a cui vi obbliga la carica che ricoprite. Quest’emergenza non ha colori politici. Grida giustizia, la pretendono le vittime di questa assurda pagina di storia del nostro oramai ex Bel Paese.
Italo Romano
Fonte: www.oltrelacoltre.com
Link: http://www.oltrelacoltre.com/?p=8105
30.06.2010
VITTORIA ! IL “ sud ribelle “ DEFINITIVAMENTE ASSOLTO !!
Il 20 luglio 2010 anche a Catanzaro la sentenza di appello – “ il fatto non sussiste” – sconfessa,sbaraglia,seppel
ORA PER LA GIUSTIZIA PERSECUTORIA E’ FINITA DAVVERO !
Dopo oltremodo le sentenze di appello sulla Caserma Raniero , le torture di Bolzaneto e la mattanza alla Diaz ,che condannano senza ombra di dubbio gli esecutori dell’ordine pubblico nel marzo e luglio 2001 a Napoli e Genova .
ORA PARTE L’AZIONE RISARCITORIA DEGLI IMPUTATI “ PER L’INGIUSTA DETENZIONE E LA LUNGHEZZA DEL PROCESSO ( 8 anni )”
Nel 9° anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani – davanti al Tribunale di Catanzaro campeggiano gli striscioni che lo ricordano e l’accusa contro esecutori e mandanti della sedizione del luglio 2001 a Genova – le delegazioni convenute dal centro-sud , oltre un centinaio di compagne/i, hanno atteso sotto una canicola stressante fino alle ore 16, festeggiando poi la decisione della Corte di Assise di Appello che mette una pietra tombale sulle provocazioni e i depistaggi della combinata ROS/Procura di Cosenza !
“ SUD RIBELLE/ MOVIMENTO NO GLOBAL – Fiordalisi = 2 a 0 !! “
Dallo sprofondo di Lanusei dove è stato confinato , Fiordalisi dovrebbe dimettersi !
E con lui i PM della Procura di Cosenza che gli hanno retto bastone !
Il CSM dovrebbe pretendere le loro dimissioni e il pagamento di tasca propria dei danni provocati agli imputati, all’erario e alla giustizia !!
Purtroppo nelle condizioni morali e materiali in cui è finito il “ bel Paese”, assisteremo ancora ad alcuni colpi di coda istituzionali contro l’opposizione sociale , i cui movimenti però stanno dimostrando di essere capaci,vivaci e spesso coesi nel fare blocco contro le ingiustizie , indicando di poter rappresentare un valido punto di riferimento per cambiare questo stato di cose.
Roma 20 luglio 2010 CONFEDERAZIONE COBAS
2 settimane di Fuoco, 9 donne uccise
Nelle ultime 2 settimane sono state uccise 9 donne dai rispettivi ragazzi e mariti…Com’è successo a Mestre, alle porte di Venezia, dove il 31enne Fabio Riccato ha sparato tre colpi di Pistola alla giovane Eleonora Noventa, appena 16enne…Le amiche, per messaggi, le dicevano di non dargli retta, che era troppo grande per lei, che c’era qualcosa di strano in lui, ma lei era troppo affezionata; fino a quando decise di troncare questa storia, Eleonora non sopportava più le forti attenzione dell’ex, ormai diventate quasi ossessioni…così domenica mattina le si è avvicinato, uccidendola…e poco dopo si è tolto la vita anche lui…
Oppure come Simona Melchionda, scomparsa dal 6 giugno, uccisa dal suo ex ragazzo, il carabiniere Luca Sainaghi, che le ha sparato con l’arma d’ordinanza…Subito dopo averla uccisa ha inviato un messaggio con il telefonino di Simona, alla madre di lei, dicendole che dormiva fuori…Le indagini sin dal principio, portavano verso di lui…Lui dice che l’ha uccisa perchè non sopportava più le ossessioni di simona nei suoi confronti, e continua dicendo che Simona voleva che lasciasse la ragazza e il figlio piccolo per rimettersi con lei, mentre i genitori e gli amici di lei dicono che era lui che non riusciva a darsi pace a stare senza di lei…
Queste sono solo pochissime storie di ragazze uccise solo perchè volevano una vita migliore, magari con persone che le meritavano davvero…Ormai questi casi sono diventati all’ordine del giorno e sempre più frequenti…
Ada Aramini
L’ARTE DELLA MALA POLITICA. IL CASO BRANCHER
Cos’è la politica se non l’arte del mentire di proposito?
Siamo ormai abituati a leggere e sentire storie di politica legate a brogli e manipolazioni. E, certamente, non ci lasciamo scandalizzare da un nuovo “caso” di mala politica come quello più recente riguardante la nomina di Aldo Brancher a ministro del Federalismo.
Brancher, prima di intraprendere la carriera politica iniziata nel ’99, è stato sacerdote paolino e collaboratore di don Emilio Mammana, il sacerdote che ha aperto il primo ufficio pubblicità di Famiglia Cristiana, ed ha portato il settimanale dalle parrocchie ad essere uno dei periodici italiani più venduti.
Negli anni novanta fu coinvolto nella vicenda di Tangentopoli. Eletto alla camera nel 2001,e poi nel 2006,venne rieletto nel 2008 nelle liste del Popolo delle Libertà. Il 18 giugno scorso è stato nominato Ministro senza portafoglio del quarto governo Berlusconi, inizialmente per l’attuazione del federalismo, poi per la sussidiarietà e il decentramento. Tuttavia le sue deleghe non sono mai state ufficializzate tramite pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, creando così una notevole confusione e diverse critiche. A 5 giorni dalla nomina a Ministro, Aldo Brancher ha eccepito in base alla legge,il legittimo impedimento nel procedimento a suo carico per lo scandalo Antonveneta, a cui ha poi deciso di rinunciare in seguito alla contrarietà dell’opposizione e di settori della stessa maggioranza. Le polemiche intorno al suo incarico e alle vicende giudiziarie in cui Brancher è coinvolto hanno portato infine alle sue dimissioni dopo soltanto 17 giorni di mandato, prima che il Parlamento votasse una mozione di sfiducia nei suoi confronti.
Brancher ha motivato la richiesta di sospensione del processo con la necessità di organizzare il nuovo ministero. Ma il Quirinale, con una nota, ha fatto presente che essendo Brancher ministro senza portafoglio, la struttura ministeriale non è prevista. A seguito della riprovazione da parte delle principali forze politiche (compresi molti esponenti del suo partito, il PDL), della stampa e dell’opinione pubblica, Brancher ha affermato di voler rinunciare al legittimo impedimento e di essere pronto a presentarsi all’udienza del 5 luglio 2010, nel corso della quale ha annunciato le proprie dimissioni da ministro.
Ad oggi non si sa ancora cosa diriga Brancher, quali siano le deleghe affidategli da Berlusconi, di cosa dovrà occuparsi. Si sa soltanto che avrebbe voluto usare il Legittimo Impedimento e che invece è stato costrette a rinunciarvi, dopo le prese di distanza del Quirinale, della Lega e di parte del PDL stesso.
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha giustificato la nomina di Brancher dicendo che la scelta è tutta di natura politica. La Lega preme per riavere il ministero dell’Agricoltura, lasciato libero da Zaia, e chiede lo spostamento di Galan allo Sviluppo economico. Il premier ha parlato, poi, delle difficoltà nei rapporti con l’alleato padano e ha sostenuto, indubbiamente con buone ragioni politiche, che il Pdl non può lasciare nel Nord le questioni agricole al monopolio leghista; gli uomini di Bossi poi controllano tutti gli assessorati regionali.
Ma Brancher fa parte della stessa maggioranza di cui fa parte anche la Lega. Berlusconi lo ha definito l’uomo di collegamento con la Lega, molto vicino a Tremonti e Calderoli.
Ma il povero Presidente del Consiglio si sente tradito dai suoi stessi alleati. E’ tutto il partito a ribollire. Lo sa benissimo. Sullo sfondo la paura del ritorno alle urne da parte di una minoranza che sa di non essere pronta.
C’è accusa il “povero Silvio” di essersi fatto abbindolare dalla triade ( Calderoli, Tremonti e Brancher). Ma chi ci dice che non sia stato tutto un piano organizzato alla perfezione dallo stesso Presidente del Consiglio per tornare alle urne, distruggendo definitivamente la minoranza, i suoi avversari, dando vita, così, al suo sogno..il ritorno alla monarchia assoluta?
Sperando che nel frattempo qualcosa cambi, che Bersani e il suo partito si diano una mossa, si decidano a dar vita ad un vero partito unito e democratico che lasci da parte, per una volta, gli egoismi dei singoli, le lotte di protagonismo, non ci resta che aspettare, tenere gli occhi aperti e sperare che qualcuno ci sveli i misteri di un Governo che di scheletri nell’armadio ne ha fin troppi.
Rosita Di Napoli
Ancora Scandali nei C.I.E.

Nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, lager a tutti gli effetti, due detenuti hanno tentato di impiccarsi martedì 8 giugno, in rifiuto alla propria imminente deportazione. Ciò avviene in seguito alle violenze (e all’apertura di un nuovo processo per nove detenuti) che hanno subito le e i reclusi, dopo un’evasione avvenuta il 4 giugno. Lo stesso giorno era iniziato uno sciopero della fame in protesta.
Ma Ponte Galeria non è un caso isolato, a Milano si sta svolgendo infatti il processo dei joy, cui attiviste e attivisti hanno portato solidarietà, mentre rivolte e scioperi della fame si moltiplicano in tutta Italia.
A testimonianza ulteriore della vita insopportabile all’interno dei CIE, nei giorni del 28 e 29 maggio è stato vietato a giornalisati e avvocati l’ingresso a Ponte Galeria.
20 LUGLIO A CATANZARO,PROCESSO DI APPELLO AL SUD RIBELLE
Dopo 8 anni il processo al Sud Ribelle si avvicina allaconclusione.
Il 20 luglio, 9° anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani e data simbolo delle giornate di Genova, la Corte di Assise d’Appello di Catanzaro si pronuncerà sulla decisione della Corte di Assise di Cosenza che ha assolti i 13 compagni/e , mandando in frantumi il forcaiolo teorema Fiordalisi.Nel rituale questurino-giudiziario , sotto accusa sono sempre le idee e i propugnatori dell’uguaglianza e della giustizia sociale, che la piazza di Genova chiedeva unanimemente.Genova ha segnato il movimento con la morte impunita e archiviata di Carlo Giuliani ;con le pesanti condanne inflitte alle/i compagne/i condannati sdoganando i reati fascisti di “devastazione e saccheggio”. E il 20 luglio a Catanzaro pende il rischio che la Corte di Assise d’Appello possa accogliere il ricorso della Procura di Cosenza,riportando il processo all’anno zero.Il processo al Sud ribelle, è bene ricordarlo, è uno dei due filoni d’inchiesta aperti da Genova, che ha tentato di raccontare in chiave criminale quella informale aggregazione autonoma.. Mentre i veri criminali hanno assassinato Carlo e assassinano giorno dopo giorno la libertà di pensare e dissentire, di agire e di esistere .Il 20 luglio 2010 a Catanzaro, a Genova e dovunque, dobbiamo essere più che mai presenti in piazza per non dimenticare e per non lasciare che siano i giudici a scrivere la storia e a legittimare la repressione delle idee e delle azioni. . Facciamo sentire a tutte/i che il processo a carico del Sud Ribelle non coinvolge solo 13 compagne/i, bensì l’intero movimento che
protestò da tutta Italia a Genova nel luglio 2001 !
Il 20 luglio 2010 a Catanzaro è necessario più che mai assumersi questa responsabilità collettiva , partecipando con delegazioni nazionali al presidio davanti al Tribunale.
Martedì 20 luglio PRESIDIO davanti il tribunale di Catanzaro dalle ore 9.
coordinamento liberi tutti
Report: Roma 7 luglio Gli’aquilani e abruzzesi in piazza per i diritti negati
autore:Confederazione Cobas
Siamo alla vigilia delle votazioni al Senato ( il governo ha già richiesto la fiducia) con i Cobas in piazza li sotto a denunciare la macelleria sociale, i pesanti tagli alla scuola e sanità pubbliche, all’assistenza, alle pensioni e alla tutela ambientale.
Stamani Roma sta vivendo una intensa giornata di lotta contro la manovra e le sue prevedibili conseguenze, caratterizzata dalla venuta di migliaia di Aquilani e Abruzzesi , dalla mobilitazione delle associazioni dei portatori di handicap, con migliaia di loro – molti i disabili in carrozzella – sotto il Parlamento.
Dapprima gli Aquilani , giunti a Roma intorno alle ore 11 con 45 bus e molte macchine , a cui si sono aggiunti a p.za Venezia centinaia di Abruzzesi presenti a Roma per studio e lavoro e varie delegazioni di lavoratori tra cui quella dei Cobas..
A p.za Venezia , il solito sbarramento poliziesco a tutela del palazzo di Berlusconi in via del Plebiscito , nonché quello su via del Corso , su cui si sono concentrati le migliaia di Aquilani incazzati, presenti anche numerosi sindaci , tra cui quello de L’Aquila, oltre le associazioni “ Epicentro Solidale e 3.32 “.
C’è voluta oltre mezz’ora ,di contrapposizione anche corpo a corpo con le forze dell’ordine, per rimuovere quel massiccio schieramento su via del Corso, poi la gente Abruzzese ha dilagato e travolto altri cordoni polizieschi ,fino al limitare di L.go Chigi , dove il blocco d’ordine si è attestato sordo e feroce contro qualsiasi tentativo di procedere verso il Parlamento passando davanti L.go Chigi.Qui alle ore 12, mentre alcuni sindaci e parlamentari stavano trattando con la Digos, è partita a sorpresa una scarica di manganellatori della Guardia di Finanza che hanno colpito duramente chiunque avessero davanti, tra cui alcuni sindaci e altra gente, lasciando in terra feriti, sanguinanti e semisvenuti due giovani Aquilani , subito soccorsi dai compaesani.
Alle 13 , la contrapposizione su via del Corso/ altezza di L.go Chici era ancora persistente , mentre una piccola parte dei manifestanti raggiungeva Montecitorio , dove trovava la piazza occupata da centinaia di handicappati,le loro famiglie ed associazioni ; un handicappato de L’Aquila in carrozzella ,al microfono delle associazioni, ha spiegato i motivi della venuta a Roma degli Aquilani – i mancati fondi per la ricostruzione e per la ripresa delle attività lavorative – e la necessaria dell’unità nella lotta contro la manovra “lacrima e sangue”.
A Montecitorio, le Associazioni – Amnic,Anfass, Aism,Aice, Fiadda,…-nonostante le assicurazioni del governo sul mantenimento :1) della miserevole indennità a partire dall’invalidità al 74% ( il governo intende portarla all’85%) ; 2) dell’accompagnamento a quanti non sono autosufficienti ( il governo vuole limitarla ai soli allettati) ; 3) dell’insufficiente sostegno ai familiari e alle associazioni(il governo vuole tagliarlo del tutto) :hanno mantenuto la mobilitazione ,pronti a dare battaglia finale ad un governo ignobile, sadico e antipopolare.
Intorno alle ore 14, un nutrito gruppo di oltre 200 manifestanti è riuscito a portarsi sotto il palazzo di Berlusconi , pretendendo un faccia a faccia “con il “faccendiere- benefattore dei terremotati Aquilani “.
Il governo Berlusconi pensava che trascinando il voto sulla maledetta manovra da 24 miliardi di euro in piena estate , sotto i 36° gradi di stamani , potesse passarla liscia e gratuita ( vista l’imbelle opposizione parlamentare) invece si sta trovando di fronte il paese reale – dagli operai Fiat- Pomigliano ai precari della scuola, dagli Aquilani agli handicappati, dagli ambientalisti
al 1 milione di firme per il referendum Acqua , dal NO Ponte/Tav/Nucleare al diritto alla casa – una opposizione sociale vivace, cosciente e variegata,per nulla intimorita dallo schieramento armato di un potere logoro,marcio e decadente.
Roma 7 luglio 2010 / ore 15 Vincenzo Miliucci/ Confederazione Cobas
Meningite si porta via la figlia di Niccolò Fabi
Sabato notte è morta Olivia, la figlia di Niccolò Fabi, nell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma per una meningite fulminante, sepsi meningicoccina…Già nei giorni precedenti il cantante aveva annullato molti concerti, proprio per questi problemi familiari…
La sepsi meningicoccina è uno stadio avanzato della meningite, che può portare ancora più complicazione…Molti bambini che soffrono di questa malattia presentano un così grave deterioramento delle loro condizioni che il decesso, che in questo caso è dovuto a shock e insufficienza multiorgano si verificano molto presto…
Il cantante ha lasciato persino un comunicato su fb per dare conoscenza a tutti i suoi fans dei suo problemi e del perchè ha annullato parecchi concerti…”inutile dirvi che fino a quando non avrò trovato un modo per trasformare questo dolore e dare un senso costruttivo a questo incubo, il palcoscenico sarà l’ultimo posto in cui desidererò stare…so di poter contare sulla vostra sensiblità e sull’amore che mai come adesso è l’unico strumento che merita di essere suonato…” parole importanti dette dal cantante proprio in questo comunicato…
Ada Aramini
Olanda, chi ti ferma più?

La sala di tortura di Brak, l’altro volto degli accordi Italia-Libia
di Fulvio Vassallo Paleologo terrelibere.org Centinaia di eritrei sono stati trasferiti dal centro libico di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto, nota per gli episodi di tortura. I profughi avrebbero diritto all’esame della richiesta di asilo politico, invece rischiano di essere rimpatriati e uccisi. Un appello al Governo arriva dalle pagine de «L’Unità» di ieri 4 luglio. Anche il Consiglio italiano per i Rifugiati [Cir] chiede al Governo Italiano di trasferire e reinsediare i rifugiati in Italia.
Apprendiamo con angoscia crescente, ogni giorno che passa, delle torture e del rischio di «deportazione in patria» subiti dagli eritrei trasferiti il 30 giugno dal centro di detenzione di Misurata alla prigione di Brak, in pieno deserto, vicino Sebha, una prigione gestita direttamente dalle forze di sicurezza libiche. Neppure le decine di persone che erano state gravemente ferite a Misurata, durante i primi tentativi di «identificazione» da parte di rappresentanti del governo eritreo, vengono curate e sembrerebbe che almeno due eritrei non siano più ritornati nelle camerate, dopo essere stati condotti nelle sale di tortura del carcere di Brak.
Dopo un viaggio in condizioni disumane, stipati dentro un container, probabilmente trainato da una delle motrici Iveco cedute dall’Italia alla Libia, nell’ambito degli accordi di collaborazione in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare, centinaia di uomini, giovani donne e minori, detenuti in condizioni disumane, rimangono esposti ad abusi sistematici, sorte che da anni tocca in Libia a tutti gli eritrei che vengono arrestati dalla polizia, come già confermato da testimonianze dirette e da dettagliati rapporti delle principali agenzie umanitarie, Human Rights Watch ed Amnesty International, da ultimo, proprio pochi mesi fa.
Mentre i carcerieri libici stanno infliggendo, ancora in queste ore, le peggiori torture ai detenuti eritrei, e mentre potrebbero ripetersi gli abusi e le violenze sessuali, che la maggior parte delle donne giunte in Italia dalla Libia hanno confermato, la stampa italiana, con l’eccezione dell’”Unità, e di qualche sito web, continua ad ignorare sistematicamente fatti gravissimi che dovrebbero inquietare la coscienza di chiunque. Evidentemente anche chi protesta contro la «legge bavaglio» che limita la libertà di informazione, quando si tratta di abusi subiti da migranti in Libia preferisce tacere, forse perché sarebbe troppo rischioso far conoscere all’opinione pubblica quali e quanti sono i vari responsabili degli accordi tra Italia e Libia contro l`immigrazione irregolare, e quali le connivenze di cui gode nel nostro paese il regime di Gheddafi negli ambienti politici, economici e giornalistici.
Eppure i fatti da raccontare, che hanno anticipato la deportazione dei profughi eritrei, non mancherebbero. All’inizio di giugno Gheddafi ha deciso di chiudere – con l’accusa di svolgere attività illegale – la piccola delegazione di Tripoli dell’Alto Commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati che, malgrado la Libia non aderisse alla Convenzione di Ginevra, almeno riusciva ad incontrare alcuni richiedenti asilo, proprio come gli eritrei trattenuti a Misurata. Una delegazione molto importante, al punto che il governo italiano l`aveva richiamata in diverse occasioni per giustificare gli accordi di cooperazione con la Libia ed i respingimenti collettivi in acque internazionali.
Il Parlamento Europeo lo scorso 17 giugno protestava per le esecuzioni capitali che la giustizia libica aveva sancito dopo processi senza alcuna garanzia effettiva di difesa, in alcuni dei quali erano coinvolti anche degli immigrati nigeriani. Nella sua risoluzione, in diversi passaggi, il Parlamento europeo esprimeva anche forte preoccupazione per la sorte dei migranti bloccati in Libia, ricordando il divieto di trattamenti inumani o degradanti, oltre che della tortura e della pena di morte. Adesso centinaia gli eritrei detenuti in Libia sono sottoposti giorno dopo giorno a trattamenti inumani o degradanti e rischiano di essere riconsegnati ad altri torturatori, che già li attendono nel paese di origine, oppure di essere dispersi nel deserto, ancora una volta alla mercé dei trafficanti e dei poliziotti collusi.
La collaborazione Italia-Libia nel contrasto dell’immigrazione irregolare, in realtà nel blocco e nell’arresto di migliaia potenziali richiedenti asilo, procede da un «successo» ad un altro. Il tutto condito dalla «cattiveria» annunciata, e poi praticata dal ministro Maroni. Mentre società italiane si stanno preparando a costruire una barriera elettronica che dovrebbe impedire gli attraversamenti dei confini meridionali della Libia dopo che poliziotti italiani hanno svolto corsi di addestramento degli agenti libici. Ci si potrebbe chiedere, con quali risultati sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali della persona? Nessuna delle autorità italiane e straniere alle quali sono stati rivolti accorati appelli per la liberazione degli eritrei deportati da Misurata ha ancora avviato una azione di pressione sulla Libia perché questo scempio di persone innocenti cessi al più presto. Sembra soltanto che sia stata presentata una interrogazione parlamentare, una iniziativa importante ed utile, almeno per fare memoria, alla quale seguirà la solita scontata litania da parte di qualche sottosegretario con delega all’immigrazione, che garantirà il rispetto dei diritti umani in Libia.
Eppure anche il parlamento italiano potrebbe fare qualcosa, dopo avere approvato a larghissima maggioranza, prima alla Camera nella seduta del 21 gennaio 2009, presieduta da Rosy Bindi, con 413 voti a favore, su 513 votanti, appena 63 contrari e 37 astenuti [i nomi si possono rinvenire nei siti che riportano gli atti della Camera] e poi al Senato, con analoga maggioranza bipartisan, la legge di ratifica 7/09 del 6 febbraio 2009, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 40 del 18 febbraio 2009, e dunque il Trattato di amicizia tra Italia e Libia del 30 agosto 2008, che includeva e rendeva operanti i precedenti protocolli d`intesa siglati dal governo Prodi con Gheddafi nel dicembre del 2007.
Accordi in base ai quali erano previsti, oltre alla cessione di mezzi navali e terrestri, un sistema di comando interforze unificato a guida libica, «manovre congiunte e scambio di esperti e tecnici». Un raro esempio di politica «bipartisan», che continua con la vicendevole omertà degli ultimi giorni, un caso piuttosto raro ormai, in tempi di [almeno apparenti] contrapposizioni frontali, che in questo campo, quando è in gioco il rispetto dei diritti umani di uomini, donne, minori, sono sfumate in un gelido voto di ratifica sulla base delle politiche di «larghe intese».
Senza che successivamente, almeno, fosse rispettato l`impegno contenuto in un ordine del giorno, approvato contestualmente alla stessa legge di ratifica nel febbraio del 2009, che prevedeva di verificare, dopo un anno, la situazione dei rapporti con la Libia, inviando in quel paese una delegazione parlamentare per verificare lo stato di attuazione degli accordi ed il rispetto dei diritti umani dei migranti. Nell’ultimo viaggio di Berlusconi a Tripoli neppure un cenno a questo tema, mentre veniva risolto l’ennesimo sequestro in acque internazionali, ma ormai affidate al controllo libico, di tre pescherecci mazaresi da parte delle motovedette regalate dall’Italia a Gheddafi. Sarebbe bene che i parlamentari ed i partiti che hanno approvato gli accordi con la Libia riflettessero sulle attuali conseguenze del loro voto di ratifica degli accordi italo-libici, soprattutto per la legittimazione che quel voto ha rappresentato per le politiche più violente di Gheddafi nei confronti dei migranti, in gran parte potenziali richiedenti asilo, persone che se fossero giunte in Italia, come gli eritrei, avrebbero certamente avuto diritto ad una protezione internazionale.
Adesso, probabilmente, di molti degli eritrei detenuti e torturati a Brak non si saprà più nulla, i morti saranno fatti sparire come in passato, altri saranno dispersi nel deserto, altri ancora scompariranno nelle segrete delle carceri e nei campi di lavoro forzato in Eritrea, dopo la loro deportazione. Le loro famiglie non sapranno più nulla di loro. Come è successo per altri migranti che, a partire dal 2004, hanno tentato anche di difendersi inviando istanze e presentando ricorsi ai più importanti organismi internazionali, come la Commissione Europea e la Corte Europea dei diritti dell’Uomo.
Il governo italiano, quando è stato chiamato in causa, ha dato prova di raro cinismo, mettendo in discussione la stessa esistenza dei ricorrenti, attaccando sistematicamente gli avvocati che erano riusciti a raccogliere le denunce delle persone, presentate prima della loro espulsione, da centri di detenzione italiani, come negli anni dal 2004 al 2005, o che si era riusciti a fare arrivare fino alla Corte di Strasburgo, per la prima volta lo scorso anno, da un un centro di detenzione in Libia, dopo un respingimento collettivo praticato direttamente da mezzi militari italiani. Adesso il timore è che, ancora una volta, coloro che hanno presentato [o potrebbero presentare] denunce e ricorsi davanti a tribunali o organismi internazionali possano essere deportati dalla Libia e quindi fatti scomparire. La Corte Europea dei diritti dell’uomo, con una decisione assai grave [Caso Hussun/Italia del 19 gennaio 2010], che riguardava un gruppo di immigrati trattenuti nel 2005 in un centro di detenzione italiano, alcuni fuggiti dal centro e quindi irreperibili nel territorio italiano, altri successivamente espulsi in Libia, ha affermato che la circostanza che i migranti avessero perso i contatti con gli avvocati, magari a distanza di anni di tempo dal ricorso, rendeva lo stesso ricorso individuale privo di un interesse da affermare, quasi come se fosse venuto meno l`interesse della persona [che aveva lamentato una violazione della Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’uomo ma che non era più in contatto con il suo avvocato] ad ottenere una sentenza di condanna dello stato che era chiamato in causa.
Al paragrafo 49 della decisione di cancellazione dal ruolo del caso Hussun/Italia, si osserva come «tenuto conto della impossibilità di stabilire il benché minimo contatto con i ricorrenti in questione, la Corte considera che i loro rappresentanti non possono, in modo significativo, continuare la procedura pendente innanzi a lei [vedere, mutatis mutandis, Ali c. Svizzera, 5 agosto 1998, §§ 32-33, Recueil des arrêts et décisions 1998 V e Tubajika c. Paesi Bassi, no 6864/06, dec. 30 giugno 2009]». Secondo la Corte «in queste circostanze, è in effetti impossibile approfondire la conoscenza di elementi di fatto riguardanti la particolare situazione di ogni ricorrente. Soprattutto per quanto riguarda i ricorrenti espulsi, non è possibile per la Corte acquisire informazioni riguardanti, da una parte, il luogo in cui questi ricorrenti sono stati rinviati in Libia e, dall’altra parte, le condizioni di accoglienza di questi ultimi da parte delle autorità libiche».
Come se si dovessero attendere le memorie scritte dei ricorrenti espulsi in Libia per conoscere le «condizioni di accoglienza» o, meglio, a «quali trattamenti disumani o degradanti» sarebbero stati esposti in maniera sistematica, abusi sui quali non si dovrebbe più dubitare, come recentemente ammesso anche dal Comitato per la prevenzione della tortura [CPT] dello stesso Consiglio d’Europa, in un dettagliatissimo rapporto sulla Libia. Una decisione, questa della Corte di Strasburgo che, se si legge oggi alla luce delle «sparizioni» sistematiche di migranti detenuti in Libia, «sparizioni» che si stanno verificando in modo più evidente e tragico in questi giorni, ma che si sono verificate anche negli anni passati, ai danni di nigeriani e somali soprattutto, oltre che di eritrei, interroga sul ruolo effettivo di garanzia che la Corte può ancora assolvere nei casi di trattamenti inumani o degradanti inflitti ai migranti irregolari espulsi o respinti in quel paese o in altri paesi di transito, o nei casi di respingimento collettivo, praticati con il concorso di autorità appartenenti a paesi firmatari della Convenzione, casi vietati adesso anche dall’art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Vorremmo invece, oltre al blocco – già avvenuto – dei negoziati tra l’Unione Europea e la Libia in materia di immigrazione, che la Corte Europea dei diritti dell’uomo si pronunci al più presto sul ricorso presentato contro l’Italia dopo i respingimenti collettivi in mare effettuati da nostre unità militari il 6 e 7 maggio dello scorso anno.
Da quella decisione e dalla sua portata potrebbe dipendere il destino di molte vite, non solo quello dei ricorrenti, una circostanza che, al di là del carattere individuale del ricorso, la Corte di Strasburgo non può certo ignorare. Non sappiamo come e quando il Parlamento Italiano rispetterà i suoi impegni di inviare una delegazione in Libia per verificare l’applicazione degli accordi, con specifico riferimento al rispetto dei diritti umani dei migranti arrestati in quel paese e dei potenziali richiedenti asilo. Vorremmo soltanto che i parlamentari, che nel 2009 hanno votato in massa a favore di quegli accordi, pensino qualche volta alle tragiche notizie che giungono dalla Libia ancora in questi giorni, quando guardano negli occhi figli e mogli al sicuro nelle loro case. E che magari provino a sollecitare in Parlamento una sospensione degli accordi con Gheddafi fino a quando la Libia non si atterrà, nella forma e nella sostanza, al rispetto delle convenzioni internazionali che garantiscono i diritti umani e la protezione dei rifugiati.
Un ringraziamento a Carta e a Clan-Destino….. Diffondiamo la controinformazione
R.C. by Stecata